[NEL GIORNALE] La cremazione e la Chiesa: indicazioni sul trattamento delle ceneri

Novembre 1, 2018

Guardando alle statistiche degli ultimi anni, da cui apprendiamo che (solo in Italia) poco meno di un quarto delle salme sono state cremate, la Chiesa si è sentita interpellata nel dare chiare indicazioni liturgiche e pastorali sulla cremazione e la conservazione delle ceneri. Due sono le istruzioni sul tema: Piam et constatem del 5 luglio 1963 della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio e Ad resurgendum cum Christo (circa sepoltura dei defunti e conservazione delle ceneri in caso di cremazione) del 15 agosto 2016 della Congregazione per la Dottrina della fede.

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Già nella prima si afferma che la cremazione «non è “di per sé contraria alla religione cristiana” e che non siano più negati i sacramenti e le esequie a coloro che abbiano chiesto di farsi cremare, a condizione che tale scelta non sia voluta “come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa”».  Nonostante tale possibilità, la chiesa invita a mantenere la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli per combattere le ideologie che confondono i nostri tempi. Con la sepoltura dei corpi si conferma la fede nella risurrezione della carne, si sottolinea l’alta dignità del corpo umano, parte integrante della persona (è “grazie al corpo” e non “nonostante il corpo” che guadagniamo il Paradiso), si combatte l’idea platonica che il corpo sia la prigione dell’anima e si sottolinea che la morte è un passaggio verso la vita eterna e non una tappa nel processo della reincarnazione.

Da sempre i cimiteri sono considerati come luoghi della memoria, della preghiera e della riflessione che, se da un lato manifestano rispetto e pietà verso i defunti, dall’altro lato ricordano la verità della Resurrezione. Nei primi secoli i cristiani si riunivano proprio nelle catacombe-cimiteri per pregare “nell’attesa della Sua venuta”.  E da quei luoghi iniziò la diffusione e il culto per le reliquie che ancora oggi rammentano la presenza di chi, nel cammino verso la Patria, già gode della visione beatifica. Non è un caso, infatti, che la sepoltura dei morti rientri tra le opere di misericordia corporale.

La cremazione è ammessa dalla Chiesa – sempre dopo le esequie – attenendosi ad alcune precise disposizioni: 1. evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso; 2. le ceneri siano conservate in un luogo sacro (cimitero, chiesa o altro luogo approvato dall’autorità ecclesiastica); 3. le ceneri non siano conservate nella propria abitazione e, soprattutto, mai si dividano fra i propri cari. La conservazione delle ceneri in luoghi non a ciò predisposti non solo limiterebbe la preghiera ma favorirebbe la perdita della memoria e del rispetto dovuto. È da notare, comunque, che il vescovo può autorizzare un funerale dopo la cremazione (quindi con urna cineraria) quando non è stato possibile celebrare prima le esequie (come nel caso di morte all’estero e rimpatrio dell’urna): in tali casi, la liturgia richiede opportuni adattamenti.

I pastori evitino ogni atteggiamento (liturgico e pastorale) che possa, in qualche modo, generare equivoci di natura panteista (Dio è tutte le cose), naturalista (la natura è il criterio per spiegare tutte le cose negando ogni riferimento soprannaturale, o nichilista (nessuna cosa ha valore). Per tale ragione non è mai permessa la dispersione (nell’aria, in terra, in mare), come pure è vietata la diffusa moda di trasformare le ceneri dei propri cari in “ricordi commemorativi” (come pezzi di gioielleria o in altri oggetti). In questi ultimi casi non si possono addurre motivazioni di carattere igienico, sociale o economico. a tutti sia chiaro che si devono negare le esequie a un battezzato che ha notoriamente chiesto la cremazione e la dispersione delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana.

padre Enzo Vitale, icms per Condividere

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