Si è svolta a Pantelleria la due giorni promossa dal Progetto Policoro della Diocesi di Mazara del Vallo, momento intenso di confronto che ha riunito Chiesa, scuola, giovani, istituzioni e realtà del territorio attorno a una domanda comune: quale futuro è possibile costruire per i giovani in una terra tanto ricca quanto fragile? Due sono stati i momenti di confronti: uno aperto alla città e l’altro dedicato ai giovani studenti dell’isola. Ad aprire i lavori è stato don Vito Impellizzeri, preside della Facoltà Teologica di Sicilia, che ha ripercorso la nascita del Progetto Policoro nel 1997, nato nel cuore del Mezzogiorno per aiutare i giovani a trasformare intuizioni e desideri in percorsi concreti di lavoro. Il suo intervento ha assunto un tono fortemente evocativo, intrecciando il senso profondo del progetto con immagini legate al mare e all’identità pantesca: l’orizzonte come confine e possibilità, il mare come luogo di attraversamento e di prova, fino all’immersione come esperienza vitale che racconta il rapporto intimo tra uomo e ambiente. Un linguaggio simbolico capace di restituire la complessità di una terra in cui bellezza e fatica convivono. A seguire si è tenuta una tavola rotonda moderata dall’animatore di comunità senior Giovanni Casano.
Carmine Vitale, direttore dell’ente Parco nazionale di Pantelleria, ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità condivisa nella tutela di un territorio unico, dove la coesistenza tra uomo e creato richiede cura quotidiana e visione. Il sindaco di Pantelleria Fabrizio D’Ancona ha offerto una lettura concreta delle sfide dell’isola, sottolineando la necessità di coniugare salvaguardia ambientale e sostenibilità socio-economica. In un contesto segnato dalla denatalità e dall’abbandono progressivo dell’agricoltura, è emersa l’urgenza di costruire un “sistema isola” capace di offrire prospettive ai giovani, valorizzando le radici agricole senza rinunciare alle opportunità del turismo. Una sfida complessa, che richiede equilibrio tra sviluppo e identità, tra «amore per il creato e amore per l’uomo».
Illuminanti anche le parole del Vescovo di Mazara del Vallo monsignor Angelo Giurdanella. Nel suo intervento il Vescovo ha offerto una lettura teologica ampia e profonda, richiamando il magistero della Chiesa sulla custodia del creato. Riprendendo le parole di Papa Francesco, ha ricordato che «la terra è la nostra casa comune, una sorella con cui condividiamo l’esistenza, una madre che ci accoglie» e che «tutto è connesso», evidenziando come «la crisi ambientale e sociale siano una sola e complessa crisi». Da qui l’invito a superare ogni visione riduttiva e utilitaristica della natura, riconoscendo l’inscindibile legame tra la cura dell’ambiente e quella dell’uomo. Un cammino che passa attraverso tre atteggiamenti fondamentali: contemplare, custodire e trasmettere, riscoprendo uno sguardo capace di stupore e responsabilità.
La riflessione si è poi allargata alla dimensione socio-economica con l’intervento di Mariano Rodo, che ha evidenziato come lo sviluppo dell’isola debba partire dalla conoscenza della propria storia e identità. Pantelleria, segnata da una tradizione agricola forte e da un’economia costruita anche attraverso forme di cooperazione, ha saputo nel tempo integrare nuove opportunità come il turismo senza perdere la propria autenticità. Tuttavia, restano criticità importanti, tra cui la carenza di manodopera e la necessità di una maggiore integrazione, anche in relazione ai fenomeni migratori. Al centro di ogni prospettiva resta la persona: senza una comunità viva, anche le risorse più preziose rischiano di non generare sviluppo.
Particolarmente incisivo l’intervento di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, che ha offerto una sintesi lucida e profonda delle tensioni del presente. «Ci preoccupiamo di ciò che le navi trasportano, ma non di chi viaggia sopra», ha affermato don Bignami, denunciando una perdita di attenzione verso la dimensione umana delle crisi contemporanee come quelle date dalla guerra ed in particolare riflettendo sulla situazione nello stretto di Hormuz. Richiamando i principali testi di Papa Francesco — Laudato si’, Laudate Deum e Querida Amazonia — ha sottolineato come essi offrano una visione capace di leggere la complessità del nostro tempo, superando semplificazioni e riduzionismi. Don Bruno Bignami ha evidenziato il rischio di «un’ignoranza che assolutizza alcuni aspetti senza cogliere la complessità», ribadendo la necessità di uno sguardo lungo, capace di affrontare temi come la denatalità, le migrazioni e lo sviluppo locale in maniera integrata. Ha richiamato con forza i pilastri dell’ecologia integrale, della cultura della cura e della conversione ecologica, chiarendo che non si tratta semplicemente di cambiare strumenti, ma di trasformare mentalità e stili di vita. In questa prospettiva, ha messo in guardia dal paradigma tecnocratico, incapace di garantire un’autentica eticità, e ha ricordato che «ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie», sottolineando come la responsabilità sia sempre condivisa. Allo stesso tempo, ha denunciato la mancanza di «coscienza di un’origine comune e di una mutua appartenenza», indicando in questa consapevolezza la condizione per generare nuovi atteggiamenti e nuovi modelli di sviluppo. La sua riflessione si è aperta anche a una dimensione teologica, proponendo l’immagine eucaristica come paradigma: ciò che è dono della terra e frutto del lavoro dell’uomo diventa vita nuova. Un invito a leggere il rapporto con il creato non in chiave di consumo, ma di trasformazione e rigenerazione.
Ne è scaturito un appello chiaro: promuovere un cambio di passo culturale, passare dalle parole alle scelte, recuperare la capacità di speranza e imparare a raccontare il bene, valorizzando chi già opera per la costruzione di un futuro sostenibile. Nel prosieguo della mattinata don Vincenzo Greco, Vicario foraneo di Pantelleria, ha richiamato le difficoltà legate alla frammentazione sociale e alla mancanza di reti, sottolineando come molti giovani, in assenza di punti di riferimento, rischino di cercare altrove risposte e possibilità. In questo contesto, il ruolo del Progetto Policoro è stato rilanciato da Saverio Esposito, animatore di comunità della Diocesi di Mazara del Vallo, che ha evidenziato come il cuore del suo operato sia l’ascolto: aiutare i giovani a riconoscere il proprio valore e accompagnarli nel trasformare idee e speranze in percorsi concreti, soprattutto in territori periferici ma ricchi di potenzialità come Pantelleria. Le conclusioni hanno riportato al centro proprio il tema dell’ascolto, riconosciuto come condizione fondamentale per ogni percorso educativo e pastorale. «La sfida principale resta quella di coinvolgere realmente i giovani, non offrendo risposte preconfezionate, ma costruendo spazi in cui possano esprimersi e contribuire attivamente alla crescita del proprio territorio», come ha ben sottolineato alla fine dei lavori l’animatrice di comunità in formazione Benedetta Bianco.
La seconda giornata del percorso ha visto un coinvolgimento diretto e partecipato degli studenti delle classi quarte e quinte degli istituti superiori di Pantelleria, offrendo uno spazio concreto di confronto, crescita e protagonismo giovanile. La mattinata si è aperta con un momento comune, nel quale le diverse realtà coinvolte nel Progetto Policoro hanno presentato il proprio servizio in una prospettiva di collaborazione e interscambio. La Pastorale giovanile, rappresentata dal condirettore Samuele Arsena, la Caritas Diocesana, con la direttrice suor Chiara Seno, e la Pastorale sociale e del lavoro col direttore nazionale don Bruno Bignami, hanno mostrato come ambiti diversi possano convergere in un unico sguardo: accompagnare i giovani nella loro crescita integrale, mettendo in relazione dimensione personale, di fede, sociale e lavorativa. È intervenuto nei saluti anche l’incaricato regionale del Servizio di pastorale giovanile Gabriele Cammisa. I ragazzi sono stati introdotti al tema attraverso stimoli di carattere letterario e cinematografico, che hanno favorito un primo livello di coinvolgimento e riflessione, ulteriormente approfondito dall’intervento di don Bruno Bigami, capace di offrire chiavi di lettura significative e accessibili per leggere il proprio presente e immaginare il futuro. Fondamentale anche il contributo di Italo Cucci, commissario dell’ente Parco nazionale di Pantelleria, che ha tracciato per i ragazzi uno squarcio storico-culturale dell’isola. Partendo dalla sua personale esperienza ha mostrato ai giovani possibili problemi da affrontare come lo spopolamento dell’isola e il rilancio dell’agricoltura come punto fermo per il futuro.
La seconda parte della giornata ha visto una suddivisione degli studenti per classi, con percorsi differenziati ma complementari. Le quarte hanno vissuto un laboratorio di carattere più introspettivo, orientato alla scoperta di sé: un lavoro guidato di analisi delle proprie capacità, dei punti di forza e delle potenzialità personali, pensato per aiutare ciascuno a prendere maggiore consapevolezza delle risorse già presenti dentro di sé. Le quinte, invece, sono state coinvolte in un’attività maggiormente progettuale, lavorando in gruppo alla ideazione di proposte di impresa concretamente realizzabili sul territorio. I progetti elaborati sono stati successivamente presentati e condivisi con gli altri studenti, in un momento dinamico e partecipato in cui i compagni stessi hanno assunto simbolicamente il ruolo di finanziatori, individuando le proposte ritenute più valide.
I ragazzi non solo si sono messi in gioco, sperimentando capacità e competenze, ma hanno anche condiviso vissuti, desideri e interrogativi profondi. Ne è emersa con chiarezza una generazione capace di esprimere bellezza e speranza, ma anche fragilità e timori, tutti radicati nel contesto concreto in cui vivono. Il confronto con gli animatori di comunità del Progetto Policoro, con i direttori degli Uffici coinvolti e tra gli stessi studenti ha reso evidente quanto sia decisivo creare spazi di ascolto reale, in cui i giovani possano raccontarsi senza filtri e sentirsi riconosciuti.
A conclusione di queste due giornate, resta forte la consapevolezza che non si è trattato soltanto di un momento formativo o formale, ma di un’esperienza di incontro reale. Conoscere da vicino le persone, i volti e le realtà pastorali presenti sull’isola ha permesso di rendere concreto ciò che spesso rischia di rimanere astratto: una rete che non è fatta di strutture, ma di relazioni vive, capaci di collaborare e sostenersi reciprocamente per il bene dei giovani e del territorio. È proprio in questa trama di relazioni che il Progetto Policoro trova il suo senso più autentico: non come iniziativa isolata, ma come punto di convergenza di esperienze diverse che, insieme, provano a generare opportunità, accompagnamento e futuro.
In questo orizzonte si colloca anche la luce offerta dal Vangelo della IV Domenica di Pasqua, proclamato nella celebrazione vissuta sull’isola. L’immagine di Gesù “porta delle pecore” diventa una chiave di lettura particolarmente significativa. Cristo è la porta che apre e che custodisce: permette di uscire, di cercare, di esplorare nuove possibilità, ma anche di rientrare, di abitare con maggiore consapevolezza la propria realtà, senza recidere il legame con essa. In questo senso, anche le realtà coinvolte — la Pastorale Giovanile, il Policoro, la Caritas e la Pastorale del Lavoro — sono chiamate a essere, in qualche modo, soglie: luoghi di passaggio che aiutano i giovani a non restare chiusi nelle proprie paure o nei limiti del contesto, ma neppure a disperdersi senza radici. Spazi in cui si impara a uscire per cercare strumenti, competenze, prospettive, e a tornare per costruire, condividere e generare vita nel proprio territorio. È qui che prende forma quella rete tanto invocata: non un sistema funzionale, ma una comunione che nasce dal Vangelo e si traduce in percorsi concreti. Una rete che custodisce, accompagna e rilancia, perché nessun giovane debba sentirsi solo nel tentativo di immaginare e costruire il proprio futuro.
(ha collaborato Samuele Arsena)





