MAZARA DEL VALLO. Ragazzo autistico aggredito, don Alcamo: «Ripescare a nostre scelte educative»

Aprile 20, 2026

Un 23enne con problemi di autismo di Mazara del Vallo è stato aggredito e derubato del portafogli mentre si trovava da solo all’interno di villa Iolanda. Il ragazzo era in compagnia della sorella in un locale e ha deciso di fare una passeggiata da solo quando è stato bloccato e derubato da un altro giovane, già identificato dai carabinieri. «Debellare la criminalità e dare sicurezza ai cittadini è una delle priorità condivise. In parallelo si pone un problema educativo e di società che merita approfondimenti e interventi ad ogni livello», ha commentato il sindaco Salvatore Quinci.

Sul caso è intervenuto anche don Giuseppe Alcamo, parroco dell’Unità pastorale San Lorenzo di Mazara del Vallo: «Non basta indignarsi ed offrire la solidarietà al ragazzo aggredito e alla sua famiglia. Dispiacersi è il minimo che possiamo fare. Dobbiamo metterci a servizio dei ragazzi e dei giovani – ha detto don Alcamo – è necessario ripensare le nostre scelte educative, le nostre disponibilità a metterci a servizio dei più fragili, sia dal punto di vista fisico che culturale, familiare». Da qui l’appello di don Giuseppe Alcamo: «Abbiamo bisogno di educatori, catechisti, persone giovani ed adulte che si spendano per il bene comune e che educhino alla relazione pacifica, costruttiva, fraterna».

Per Paolo Tantaro, condirettore dell’Ufficio di pastorale per le persone con disabilità, quello successo è «un atto che colpisce il cuore della nostra umanità e mette in discussione i valori su cui si fonda la convivenza civile». E Tantaro aggiunge: «colpire chi è più vulnerabile non è un atto di vigliaccheria ma significa tradire non solo l’altro, ma anche sé stessi. La violenza contro un giovane disabile assume un significato ancora più grave: è l’abuso di una forza ingiusta su chi ha diritto a maggiore tutela, è il fallimento di una società chiamata a proteggere e accompagnare i più fragili. In questo gesto si manifesta una povertà spirituale che non può essere ignorata».

Il condirettore dell’Ufficio di pastorale per le persone con disabilità aggiunge che «non basta indignarsi: è necessario educare, vigilare e intervenire. Le famiglie, la scuola, le istituzioni e la Chiesa devono lavorare insieme per prevenire simili episodi, formando cuori capaci di empatia e mani pronte ad aiutare, non a ferire. Davanti a questo atto di violenza, la nostra risposta non può essere il silenzio».

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