LA RIFLESSIONE. La rete nel Mediterraneo: «La sfida è toccare il modo di fare formazione»

Luglio 21, 2026
Uno scorcio del mare Mediterraneo visto da punta Spadillo a Pantelleria.

Unanime tra noi membri della rete teologica del Mediterraneo è stato l’apprezzamento dell’esperienza recente di Barcellona. La bellezza della città, il fascino coinvolgente dei luoghi di Gaudí, in particolare della basilica della Sagrada Família, la possibilità di ritrovarsi con i Vescovi, i giovani e quanti sono impegnati a diverso livello nella tessitura di trame di fraternità nel Mediterraneo, sono stati da tutti richiamati come elementi di grande valore che hanno reso particolarmente significative le giornate trascorse insieme. Lo svolgimento di queste giornate all’interno della più ampia cornice della visita del Papa a Barcellona ha dato ulteriore respiro a quanto abbiamo vissuto insieme: è stata una esperienza viva di chiesa mediterranea con la forza e la bellezza che a essa appartiene. Molto apprezzati sono stati i tavoli di lavoro insieme alle altre reti: una modalità utile per far sì che la riflessione teologica si percepisca come radicamento dell’azione solidale e di carità e della stessa spiritualità. Occorre maturare una adeguata comprensione del significato del lavoro teologico, perché la teologia non è un sapere d’élite, ma è pienamente dentro la vita della Chiesa e il lavoro teologico può essere interessante e generativo per tutti. Ci siamo allora chiesti: «Come possiamo far conoscere il metodo, il nostro modo di fare teologia che parte dalla vita, dalle criticità della storia e da ciò che si vive? Come contribuire a mettere in dialogo le diverse realtà di impegno incontrate a Barcellona? Come fare questo nelle nostre chiese locali, nei contesti in cui siamo. Come interpellare i Vescovi, cosa possiamo fare insieme?». La grande sfida, ci siamo detti, è toccare il modo di fare formazione. Per questo c’è bisogno di creare ulteriori coinvolgimenti, di interfacciarsi con i giovani, di mettersi al servizio dell’educazione, di collegarsi alla rete dei monasteri, di porsi in ascolto delle esperienze a fianco dei migranti, ma anche di dialogare con gli artisti per saper elaborare un pensiero divergente e creativo e poter esplorare le profondità della fede attraverso il linguaggio dell’arte, proprio come con Gaudí a Barcellona. C’è una trasversalità che abbiamo sperimentato e che è qualcosa di molto prezioso da far crescere, da prendere sul serio.

La rete è nata rispondendo a una chiamata venuta da Papa Francesco e ha un compito importante da vivere esponendosi agli altri, lasciandosi trasformare dalla loro presenza.  Nella reciprocità dello scambio, che la trasversalità rende possibile, possiamo contribuire a dare parola a ciò che si vive nel Mediterraneo come Chiesa, portarne a espressione e a più matura consapevolezza il significato teologico. Abbiamo spesso parlato della teologia dal Mediterraneo come di una teologia immersiva. L’impegno che si apre dinanzi a noi è fare una ermeneutica teologica delle narrazioni che ascoltiamo, dei vissuti che il contesto ecclesiale e umano dei luoghi che abitiamo ci consegna e che molto spesso sono i nostri stessi vissuti. Una teologia che si riconosce a servizio dell’annuncio del Vangelo non rinuncia alla robustezza del pensiero e della ricerca teologica. Il pensiero del “tra” che il Mediterraneo ci invita ad esplorare è una vera rivoluzione.

don Vito Impellizzeri
Preside della Facoltà teologica di Sicilia

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