A rifletterci un pò «è stata una sorpresa dopo l’altra nelle comunità che ho servito, un abbondare di doni del Signore, seppur consapevole della fragilità umana che fa parte anche di noi preti». Don Salvatore Cipri, 74 anni, di Salemi, il 15 agosto prossimo festeggia i 50 anni di sacerdozio (la celebrazione sarà il 16 agosto). Mezzo secolo vissuto, pieno di racconti, aneddoti, esperienze, relazioni, «che oggi verrebbe difficile raccontarli tutti», spiega. Cinquant’anni, a partire dall’ordinazione presbiterale in Cattedrale il 15 agosto 1976 per imposizione delle mani del Vescovo Giuseppe Mancuso. Don Salvatore Cipri fu l’ultimo sacerdote ordinato dal Vescovo Mancuso. Prima di allora l’esperienza in Seminario e i tempi in cui è maturata la vocazione. «Da guida è stato il mio parroco don Alberto Di Stefano – racconta don Cipri – io frequentavo la parrocchia di Pusillesi a Salemi, ed è stato lui a condurmi verso i sacramenti della Comunione e Cresima. Ma nella mia vita da adolescente posso dire che una funzione importante nella crescita spirituale l’ha avuta mia nonna Vita: lei non è stata mai una catechista ufficiale, ma nella mia vita è stata una guida esemplare». Già, i tempi di giovane adolescente sono quelli che più ti fanno assorbire pensieri e, soprattutto, esempi di vita.

«Ricordo che in seconda media c’era un compagno – Ettore Safina – che aveva lasciato il Seminario e mi raccontava particolari e curiosità di quel luogo. Altri compagni che fecero la scelta di frequentare il Seminario spinsero anche me a farla». Per don Salvatore Cipri quelli vissuti a Mazara del Vallo sono stati gli anni della formazione spirituale. «In quell’ambiente noi seminaristi abbiamo avuto figure importanti di riferimento – racconta – don Giuseppe Ponte, padre Gaspare Caracci, don Mariano Narciso. Loro, per noi appena 13enni e senza una maturità piena, sono state guide determinanti». Diventato sacerdote, i 50 anni di presbitero sono stati «una sorpresa dopo l’altra». Dalla comunità di Ss. Filippo e Giacomo a Marsala (prima parrocchia servita), alla chiesa madre di Castelvetrano in anni difficili, ai 10 anni vissuti da parroco a Santa Gemma e, contestualmente, con incarichi diversi all’interno della Curia vescovile. E ancora, l’esperienza comunitaria con altri due parroci per l’esperienza di parrocchie “in solidum” a Ciancio-Santo Padre delle Perriere a Marsala, poi alla chiesa madre di Salemi e quella chiamata dell’allora Vescovo monsignor Domenico Mogavero per servire la comunità di Pantelleria: «Non dissi di no – racconta – nonostante sapevo che l’isola era una “prova” anche dal punto di vista logistico. Lì sono rimasto cinque anni e, giorno dopo giorno, mi meravigliavo sempre di più per la ricchezza del dono che il Signore mi aveva dato». A partire dalle relazioni umane con tutti, dal più povero ai più benestanti. La fragilità del corpo e un infarto hanno segnato il ritorno sulla terraferma per don Salvatore Cipri. L’esperienza a Gibellina e Vita e ora il ritorno nella parrocchia di Pusillesi, lì dove tutto è iniziato. Anche questo un disegno prezioso del Signore.
Max Firreri