LA RIFLESSIONE. Dove la comunità diventa notizia: la forza dei giornali FISC

Giugno 10, 2026
Marilisa Della Monica insieme al Vescovo di Ragusa monsignor Giuseppe La Placa.

La FISC, Federazione Italiana Settimanali Cattolici (alla quale la nostra testata giornalistica Condividere è associata, ndr), nata nel 1966 per raccogliere l’eredità culturale e sociale dei giornali ispirati alla Rerum Novarum, riunisce oggi 191 testate presenti in 160 diocesi. È una rete che dà voce a oltre un milione di persone e che cresce nella collaborazione, perché – come ricordato – «i settimanali diocesani si inseriscono in quella comunicazione che crea ponti senza alzare muri». I giornali FISC non sono bollettini ecclesiali, ma veri giornali radicati nel territorio, capaci di affrontare temi scomodi: mafia, sfruttamento, politica locale, diritti negati. Sono strumenti che aiutano i cittadini a costruire una coscienza critica e a distinguere i fatti dalle fake news. Il giornale locale è presidio democratico: filtra il rumore globale, riporta l’attenzione su ciò che accade “fuori dalla porta di casa”, trasforma gli abitanti in comunità. È voce di chi non ne ha nei grandi media e svolge la funzione di “cane da guardia” del potere.

Accanto al controllo, svolge un ruolo educativo e culturale: documenta trasformazioni, tradizioni, iniziative civiche, diventando una “piazza virtuale” che rafforza appartenenza e coesione sociale. In un tempo segnato da polarizzazione e algoritmi che creano “bolle di facile consenso”, la stampa locale resta un antidoto concreto alla disinformazione. Papa Francesco richiama la povertà di pensiero che attraversa la società e invita a un’educazione che sviluppi capacità critiche e alfabetizzazione ai media e all’IA. I dati del Reuters Institute mostrano che i giovani non cercano più le notizie: le incontrano incidentalmente sui social, perdendo abitudine alla verifica e alla contestualizzazione. Quasi un giovane su sei evita le notizie perché fatica a comprenderle: un segnale che rende urgente il ruolo educativo dei giornali.

La sfida è formare coscienze libere, avvicinando chi ha difficoltà di lettura: oggi il 35-37% degli adulti italiani fatica a comprendere testi complessi. Servono prossimità, presenza nelle scuole, gruppi di lettura, una Chiesa che valorizzi i professionisti dell’informazione. Ma spesso i primi ostacoli sono sacerdoti e vescovi, che vedono i giornali come costo e non come risorsa pastorale. La memoria storica è un patrimonio insostituibile: «ci sono storie che se non fossero state raccontate si sarebbero perse». Le testate FISC custodiscono fatti, volti e vicende che nessun altro ha documentato. Sopprimere una testata o ridurla al solo digitale significa privare una comunità di uno strumento di democrazia, di pastorale culturale e di identità. I giornali locali restano la voce viva delle Chiese e la loro memoria nel tempo.

Marilisa Della Monica
Delegata FISC Sicilia

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