In un tempo in cui, oramai, la crisi idrica è tema d’attualità questa può considerarsi anche come crisi dell’immaginazione? Da questa domanda nasce “Idrofuturi”, il progetto sperimentale e di ricerca artistica che Noemi Pittalà, archivista e Fondatrice della Scuola di Restanza e Futuro a Palermo, e Filippo Gonnella, artista e performer, stanno portando avanti a Gibellina nell’ambito di Plenaria 2026 inserita nel calendario di Gibellina Capitale dell’arte contemporanea. Un primo step è in corso in questi giorni, poi dall’11 al 13 c’è la restituzione della residenza artistica. “Belice Epicentro della memoria viva” è la location che fa capo alla residenza. Il progetto prende le mosse da un’ipotesi: prima ancora che nei fiumi e nelle falde, l’acqua manca nelle storie, nelle immagini e nelle parole necessarie per pensarla altrimenti. Le narrazioni disponibili restituiscono, soprattutto, scenari distopici; ma un futuro che non si riesce a immaginare diventa anche difficile da desiderare. Il Belìce è il luogo da cui provare a ribaltare questa impasse: la terra in cui Danilo Dolci e Lorenzo Barbera contribuirono a immaginare collettivamente l’acqua – nelle assemblee, nelle inchieste, negli scioperi alla rovescia e nella partecipazione – prima ancora di conquistarla. “Idrofuturi” si configura così come un archivio del futuro: un dispositivo che riunisce le comunità del territorio per registrare l’acqua che verrà. Tre le azioni che ne scandiscono il percorso: archiviare, radunare, reincantare. Tutto questo accompagnando il passaggio dal disincanto a un nuovo realismo magico. La fantascienza di Ursula K. Le Guin e la maieutica di Danilo Dolci diventano strumenti per aprire possibilità ulteriori rispetto a quelle concesse dal presente.
«Nel Belìce l’acqua ha sempre parlato due lingue: quella della mancanza e quella della lotta per immaginarne un uso diverso – spiega Giuseppe Maiorana, curatore del progetto. Con “Idrofuturi” non partiamo dai dati sulla siccità, che resta un problema anche nello sviluppo del territorio, ma da un vuoto più sottile: quello delle narrazioni che ci mancano per pensare l’acqua altrimenti. In occasione di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea abbiamo voluto dare spazio a questo tema proprio qui, affidandoci agli artisti, capaci di aprire immaginari là dove i dati, da soli, non arrivano. Chiediamo a un territorio che ha già saputo immaginare collettivamente il proprio futuro, con Danilo Dolci, le inchieste e le assemblee, di tornare a farlo, questa volta guardando avanti. Non è un progetto sull’acqua che manca, ma su quella che possiamo ancora desiderare».
Due le fasi del progetto. Quella in corso con la ricognizione dei paesaggi dell’acqua, dalla diga al lago artificiale, dove l’acqua è insieme memoria e infrastruttura. Segue il radunare con “Idromanzia del futuro” a Partanna, un’assemblea immaginativa sulle acque: un cerchio aperto in cui, attorno a una domanda sospesa tra memoria e futuro, le voci del territorio si intrecciano in una polifonia destinata a dare forma all’archivio delle acque future. Chiude questa fase un primo affondo nel reincantare, attraverso la festa come dispositivo in cui corpo, musica e parola sperimentano l’uscita dalla crisi dell’immaginazione e il trasferimento di una potenza condivisa. Tra le due residenze si apre un tempo di sedimentazione, durante il quale i materiali raccolti nel territorio vengono elaborati e sintetizzati. Dall’11 al 13 settembre, la seconda fase ne raccoglie i frutti e porta a compimento il dispositivo, riattivandolo nella Valle di piazza in piazza, dal tramonto all’alba, a partire dal lago urbano di Gibellina.