IL CONVEGNO. Pace nel Mediterraneo, don Di Simone: «l’umanità ritrovi il “logos”, la ragione che distingue gli esseri umani dalle bestie»

Maggio 23, 2026

Il ruolo dell’economia sociale come motore di giustizia e stabilità. Attorno a questo tema si è svolto oggi il convegno sul tema “Mediterraneo: spazio di economia sociale”, organizzato dal Centro diocesano “Operatori di pace”, la Fondazione San Vito e l’Istituto euroarabo di Mazara del Vallo. Durante la mattinata di lavori – con gli interventi del Vescovo monsignor Angelo Giurdanella, don Leo Di Simone (direttore del Centro), Giovanni Isgrà dell’Istituto euro-arabo, Vito Puccio (Presidente della Fondazione), Susanna Coppolecchia (coordinatrice progetto “Rete del Mediterraneo”, Lamia Al-Dabbas, Samir Barhoumi (in presenza), Imad Abu Dawas e Ammar Shawesh (in video da remoto), Abd Al-Fattah (contributo a distanza), Lamia Al-Dabbas, Samir Barhoumi – è stato evidenziato il potenziale trasformativo delle cooperative nel generare dignità lavorativa e inclusione sociale. È stato presentato il modello giordano come esempio concreto di democrazia economica partecipativa. La discussione ha evidenziato la necessità di una finanza etica e di un approccio collaborativo per superare l’individualismo. Si è auspicato un profondo cambiamento culturale orientato al bene comune. Al convegno ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale l’assessore Isidonia Giacalone.

Don Leo Di Simone ha sostenuto che «l’umanità deve ritrovare il “logos”, la ragione che distingue gli esseri umani dalle bestie», criticando l’uso della forza bruta e l’umiliazione di altri individui come segnali di una perdita di razionalità. La costruzione di una cultura di pace passa attraverso la riduzione delle disuguaglianze e la creazione di relazioni cooperative. Don Leo ha auspicato la riscoperta dell’essenza comune delle tre religioni monoteistiche: pace e giustizia.

Temi come implementazione dell’economia sociale (e qui ricoprono un ruolo chiave le fondazioni), pedagogia e territori di mezzo (evidenziando l’importanza della coerenza tra intenti e azioni) sono stati affrontati da Susanna Coppolecchia, ricercatrice indipendente. La Coppolecchia ha menzionato l’esistenza di piani di economia sociale in Italia e in Europa, citando il modello spagnolo come esempio pionieristico di ecosistema normativo. La Coppolecchia ha posto l’attenzione anche sui “territori di mezzo” italiani, come le aree interne e le province, sottolineando la necessità di sviluppare infrastrutture relazionali che dialoghino con le istituzioni.

Al termine del convegno si è auspicato un cambio profondo di mentalità, necessario per passare dalla teoria alla pratica. Pur esprimendo scetticismo verso l’individualismo radicato nella cultura siciliana e la qualità della politica recente, è stata sottolineata la speranza in un percorso virtuoso, esortando alla collaborazione e alla progettazione condivisa come unica alternativa per evitare il declino e costruire un futuro basato su un’economia solidale e fraterna.

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