CASTELVETRANO. Don Vincenzo Aloisi: «I fratelli in carcere hanno bisogno del Signore»

Gennaio 9, 2026

«Fare il prete? Signi­fica essere felice e volersi bene, per­ché risponde a quello che il Signore ti vuole far fare». Don Vincenzo Aloisi, 52 anni, prete di Castelvetrano, sor­ride quando si racconta. Dal 2016 è cappellano della Casa cir­condariale di Castelvetrano dopo l’esperienza di parroco prima a San Francesco di Paola in Castel­vetrano, poi a Sacro Cuore in Santa Maria di Gesù` in Mazara del Vallo e a Cristo Risorto in Santa Ninfa. Nel 2025 è stato no­minato responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale carce­raria. Due volte a settimana sta a contatto coi detenuti, ascoltan­doli e celebrando la santa messa con la loro partecipazione. «Per me non sono detenuti ma fratelli – racconta don Vincenzo Aloisi – loro hanno bisogno di tutto, hanno bisogno del Signore». Eppure, confessa don Vincenzo, i primi tempi sono stati difficili per lui vivere il carcere: «Non vedevo l’ora che finiva il mio servizio e uscire da quelle mura, mi sentivo soffocare per le richieste che mi facevano. Oggi, dopo anni di ac­coglienza e dialogo, quando sto insieme ai fratelli in carcere il tempo vola e andar via mi addo­lora…».

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Don Vincenzo sa bene che fare il prete è, innanzitutto, es­sere felice con sé stessi e questo costa tanti sacrifici: «rinunciare ai progetti di vita, sacrificare te stesso per gli altri, ma questo è quello che ci chiede il Signore». Ordinato il 7 dicembre 2000, la vocazione di don Vincenzo Aloisi è nata quasi per caso: «Avevo 13 anni e ricordo che andai con una gita organizzata a Belpasso, in un luogo sacro dove avvenivano ap­parizioni mariane. Fu al ritorno da quel posto che iniziai a fre­quentare la parrocchia e a don Ni­colò Barresi, parroco a Maria Ss. dell’Annunziata a Castelvetrano, manifestai l’intenzione di farmi prete. Poi, grazie al movimento del Rinnovamento dello Spirito, ho conosciuto il Signore, suo­navo, facevo animazione con la chitarra, e da lì tutto è iniziato…». Aveva tutt’altri progetti don Vincenzo Aloisi. Il Conservatorio di musica e la gestione, insieme alla sua famiglia, di alcuni super­mercati.

La vocazione ha segnato la via del Signore. Nel 2010 don Vincenzo ha pensato di far na­scere la comunità “Betlemme di Efratà”, «un sogno di Dio diven­tato sogno nostro». La comunità, riconosciuta con decreto dal Ve­scovo, oggi è impegnata in diversi progetti nelle periferie umane del territorio diocesano. E periferia è anche il carcere dove la comunità ha condotto il progetto “Sete di dignità” oggi finito all’attenzione del sottosegretario Andrea Del Mastro.

Max Firreri

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