BELICE. Lo sviluppo mancato, Bonanno: «Ora sinergia pubblico-privato, progetti dal basso»

Gennaio 14, 2026

Sinergia tra pubblico e privato e, soprattutto, «sedersi tutti insieme per pensare a un progetto di sviluppo che parta dal basso». Vito Bonanno, 55 anni, sindaco per dieci anni di Gibellina e coordinatore dei sindaci per nove, oggi Segretario generale al Libero Consorzio provinciale di Ragusa ha le idee chiare. E parla a 58 anni dal sisma che nel 1968 ha colpito la Valle del Belìce. Con la ricostruzione ancora incompleta, oggi per il Belìce esce fuori l’altro nervo scoperto mai curato, ossia lo sviluppo economico.

Dottor Bonanno, passa il messaggio che il Belìce si piange ancora addosso. A ogni commemorazione…

«A questo territorio non servono rivendicazioni di qualcosa, ma una riflessione comune tra istituzioni, stakeholders, privati, per mettere a sistema cosa di buono è stato fatto, per così metterlo a sistema. Quello che serve è un progetto di sviluppo che parta dal basso, anche da iniziative che sono già di successo nel campo del turismo».

Faccia qualche esempio…

«Penso al cicloturismo. La Valle del Belìce, ad esempio, è scelta ogni anno da centinaia di appassionati di bike che qui sostano, dormono, mangiano, visitano i siti culturali, creano economia. Sono nate attività commerciali dedicate che organizzano tour, che affittano mezzi. La recente inaugurazione di un altro tratto di ciclovia sulla vecchia linea ferrata è un ulteriore passo di sviluppo. Ma potrei raccontare di tante altre iniziative…».

Cosa rappresenta per questo territorio l’opportunità di “Gibellina Capitale dell’arte contemporanea”?

«Per la città è un grande riconoscimento nei confronti del lavoro straordinario di donne e uomini che in tutti questi anni hanno creduto nel sogno utopico di Ludovico Corrao. Quello che conta è che non si trasformi solamente in un anno di celebrazioni, ma che questo titolo diventi leva per laboratori e rimettere in moto l’interscambio tra cittadini e artisti. Solo così si può dare slancio a questo territorio».

Lei è stato sindaco, oggi è un osservatore e pensatore di questo territorio. Cosa si sente di dire ai suoi ex colleghi sindaci?

«Il ruolo di sindaco è diventato sempre più difficile. Suggerisco ai miei ex colleghi sindaci di lavorare per stimolare iniziative e idee che, però, devono provenire dal basso. Oggi ci vuole tempo per ascoltare le proposte che vengono dai cittadini, raccoglierle e poi l’ente locale deve cercare i finanziamenti a livello nazionale e regionale per attuare le idee. Mettiamo in conto che il territorio è cambiato. Non è più quello di 50 anni fa e non è più quello pre Covid. Oggi ci sono più opportunità, penso al digitale, per attrarre persone sul territorio. Ma con idee e progetti concreti».

Max Firreri

Articoli correlati

Errore, nessun ID annuncio impostato! Controlla la tua sintassi!