Un gemellaggio lungo 26 anni, per conoscersi, accogliersi e «condividere le ricchezze delle nostre esperienze ecclesiali», come dice il Vescovo Angelo. Quello tra le Diocesi di Mazara del Vallo e Tunisi è stato, oramai da quasi 30 anni, un rapporto “fraterno”: da una sponda all’altra, bagnate dal mare Mediterraneo, si sono condivise esperienze, seppur con società e culture diverse, in un cammino comune pastorale e di fede. In questi giorni una delegazione dell’equipe tunisina guidata dall’Arcivescovo monsignor Nicolas Lhernould sta visitando la nostra Diocesi. Venerdì 28 agosto, nella Cattedrale di Mazara del Vallo, si è tenuto il momento di confronto pubblico con le realtà diocesane e le aggregazioni laicali, presenti il Vescovo Angelo, il direttore dell’Ufficio gemellaggio don Francesco Fiorino e il Vescovo emerito monsignor Domenico Mogavero. Un’occasione, soprattutto, di ascolto delle testimonianze di don Michel Baudry Santiago, suor Jessy Vcitarymond, Olivia Olivo e suor Laura Gorlato che fanno parte dell’equipe diocesana di Tunisi per il gemellaggio con Mazara del Vallo. Don Michel Baudry Santiago, da due anni a Tunisi, è il parroco della Cattedrale mentre le tre donne sono impegnate nelle scuole che fanno riferimento alla Diocesi e nella Caritas diocesana.
«L’incontro col mondo musulmano continua a farmi scoprire che il Signore ci ha fatto con lo stesso cuore – ha detto Olivia Olivo – quando nel 2021 sono andata in pensione, sono tornata in Tunisia e attualmente sono impegnata a favorire la collaborazione tra le scuole cattoliche». È lei che sta seguendo i giovani tunisini che partecipano alla rete del Mediterraneo nata dall’impegno del cardinale di Marsiglia Jean-Marc Aveline e da Papa Francesco. Suor Laura Gorlato è da 18 anni in Tunisia: «Credo che la nostra presenza in quella terra sia un dono alla Chiesa e al popolo musulmano – ha detto – viviamo in mezzo a una popolazione che si dichiara musulmana, ma come cristiani siamo accolti». Dal carisma salesiano, il suo impegno è nelle scuole a Tunisi: «Chi vive con noi sente aria di vita. La nostra presenza è un messaggio forte che diamo e capita spesso che i genitori dei nostri bambini ci dicono: “anche noi siamo stati qui”». Suor Jessy Vcitarymond confessa che, quando le fu detto di andare a Tunisi, non era molto contenta perché avrebbe dovuto nascondere i “segni” come la croce pettorale: «Oggi, invece, collaboro con la Caritas diocesana e svolgiamo un servizio per quelli che si trovano in difficoltà, visitando anche chi si trova nei campi di prigionia», ha detto.
Don Michel Baudry Santiago ha parlato della sua esperienza di parroco della Cattedrale di Tunisi: «Così come entrano i turisti entrano anche i tunisini – ha detto – fanno domande, hanno curiosità. La comunità parrocchiale è fatta anche da numerosissimi giovani dell’Africa dell’Ovest che vivono a Tunisi, la sfida con loro è aiutarli a capire cosa Dio gli chiede della loro vita».
Testimonianze vive dell’impegno di una Chiesa piccola in un mondo “straniero”, quale quello musulmano tunisino: 30 mila cristiani su 12 milioni di abitanti in tutta la Tunisia. «Realtà diversa rispetto a quella che vivete qui – ha puntualizzato l’Arcivescovo di Tunisi – la società, a differenza che in Italia, in Tunisia è sacra, dove la religione fa parte dell’identità e poi è basata sulla comunità dove la sfida di ogni singola persona è quella di trovare il proprio posto. E, infine, la società tunisina è molto maschilista ma la Chiesa non esiste se non ha il volto femminile».
