Il richiamo alla responsabilità, che è quella di «ricevere il Corpo del Signore con le nostre mani, riconoscerlo con i nostri occhi e donarlo con la nostra vita». Una responsabilità che deve stimolare «a un elevato grado di vigilanza». È questo uno dei passaggi della Lettera che il Vescovo monsignor Angelo Giurdanella ha consegnato ai sacerdoti della Diocesi in occasione del ritiro di formazione per la Giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti. Stamattina si sono riuniti nei locali ristrutturati di Casa Santa (ex Seminario estivo, oggi sede della Caritas diocesana, centro “Operatori di pace”, Fondazione San Vito Ets) per la formazione con padre Giuseppe Ferro Arel dei Ricostruttori della preghiera di Palermo. Per il Vescovo occorre vigilare sulla responsabilità non tanto sull’altare ma «fuori, sui numerosi ed improbabili altari della storia». Da qui l’appello a saper replicare i gesti della liturgia fuori dalle chiese: «se dovessimo tradire quei gesti che la madre Chiesa ci insegna a compiere, ebbene allora troveremmo in quello stesso mistero la nostra condanna, la condanna alla mediocrità, allo svuotamento di senso delle nostre vite, al miserevole vilipendio della nostra altissima vocazione».
Tra le righe della Lettera il Vescovo fa riferimento alle ferite «che la vita ci infligge». Non bisogna chiudere il cuore ma «imitare il cuore di Cristo, che, ferito, resta aperto». Nessuno può scansarsi di essere ferito e se questo avviene «non ci può essere impedimento all’amore». Le ferite – chiarisce il Vescovo – «possono divenire un forte stimolo verso la carità perfetta, quella stessa che animò tutta la vita e la passione del nostro Signore». Mitezza e umiltà sono la migliore disposizione del cuore «che consente allo Spirito Santo di agire sulle nostre ferite come balsamo che lenisce e sana». Bisogna vigilare affinchè le ferite «non si infettino con il veleno del risentimento, dell’invidia, della superbia, dell’ipocrisia, della divisione, dell’egoismo».
Ai sacerdoti il Vescovo ha chiesto di essere «luci di speranza per il cammino pastorale della nostra comunità cristiana; di essere guide sagge e forti, umili e pazienti, amorevoli e misericordiose». E non solo: «Abbiate il coraggio e l’intelligenza, che vengono dallo Spirito, nel dialogare con le istanze del mondo contemporaneo, attraverso la complessità delle sue trame e la bellezza delle sue risorse», ha scritto monsignor Giurdanella rivolgendosi ai sacerdoti.