Cinque tappe che hanno visto i fedeli “ritornare al Vangelo”, alla Parola, la grande assente. Col periodo di Pasqua si è conclusa la Lectio divina tenuta da don Antonino Gucciardi nella chiesa madre di Partanna. Ci siamo confrontati con il Vangelo di Matteo, attraverso la lettura dei cinque grandi discorsi di Gesù: il discorso della Montagna o delle beatitudini (discepolo e giustizia), il discorso del mandato (discepolo e missione), il discorso in parabole (discepolo e Regno), il discorso ecclesiale (discepolo e fraternità) ed infine il discorso escatologico o delle cose ultime (discepolo e vigilanza). Ma perché questa iniziativa? Già nel Consiglio pastorale durante la discussione era emerso il bisogno di uscire fuori dalle nostre abitudini, dalle forme varie di devozioni che riducono la nostra fede in Cristo a formalismi che lasciano apparentemente tutto così com’è, ma nella realtà poi tutto perde di significato. Perché non prendere sul serio la fede? Perché non farci interrogare dalla Parola? Perché non scoprire le promesse di Gesù sulla vita di ognuno di noi?
Ecco, attraverso i discorsi di Gesù, attraverso i suoi racconti (le parabole), la sua predicazione, abbiamo colto non solo la dimensione fondamentale del messaggio cristiano, ma anche ciò che siamo, ciò che potremmo essere, se solo avessimo la forza di entrare in relazione con Lui e con i fratelli. Chi accoglie Cristo, pur dentro le fatiche e le sofferenze del quotidiano, accoglie la Speranza, perché Dio «ricomincia sempre con noi». Non mi sono meravigliato perciò nel vedere fin dai primi incontri in qualche volto la “sofferenza” come frutto di una crisi spirituale nata dall’incontro con la Parola o l’uso di parole come ricominciare, sperare, dialogare, curare, costruire, da parte di chi usava altro linguaggio: sono stati segni esteriori di un lavorio interno che Dio, attraverso la sua Parola aveva operato in quelle persone.
I nostri cenacoli, sempre con una partecipazione numerosa e attiva, si sono svolti nelle case o in qualche sede pastorale parrocchiale. Al centro la Bibbia e una lampada: la forza della Parola e la luce dello Spirito pronte a rischiarare la “notte del mondo”. Una scheda ha guidato e ha orientato gli incontri: la preghiera di invocazione allo Spirito, che già introduceva al tema, ci preparava poi all’accoglienza della Parola proclamata, in uno spazio di silenzio che parla al cuore. È seguita una riflessione guida e una “domanda innesco” che portava alla meditazione. Gli interventi sono consistiti nella risonanza che il testo aveva provocato in ognuno di noi.
Quasi tutti hanno partecipato a questo momento nel quale si è approfondita la scelta concreta e sottolineato come vivere consapevolmente la Parola. La preghiera finale ha concluso l’incontro, almeno quel momento comunitario, perché ad ognuno è stato chiesto un ulteriore approfondimento durante la settimana e la scheda è stata utilizzata come prezioso sussidio guida. Cosa rimane di questa esperienza? Qualcuno magari pensava a un “cammino spirituale per sopravvivere”, come sempre. Ne è venuta fuori la consapevolezza che guardare alla vita in una prospettiva nuova secondo la via che il Creatore ha pensato per ognuno di noi e per tutta l’umanità è possibile; con una postilla però: solo con la nostra partecipazione. «Fa’ che ogni nostro giorno sia vissuto nella vigilanza dell’amore, perché quando verrai possiamo riconoscerti come Colui che abbiamo già incontrato nei fratelli. Amen». È la richiesta che nella preghiera finale tutti insieme abbiamo fatto al Signore Gesù al termine del cammino quaresimale.
Giuseppe Crinelli per Condividere
