Nel corso dei secoli la consacrazione del crisma ha assunto un’importanza sempre maggiore nella vita della Chiesa. In origine, la benedizione degli oli destinati al battesimo e alla confermazione avveniva durante la Veglia pasquale, cuore dell’anno liturgico e momento privilegiato per la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. Con il tempo, però, per motivi pratici e pastorali — tra cui lo sviluppo della liturgia pasquale, l’aumento dei catecumeni e il fatto che la consacrazione del crisma fosse riservata al Vescovo — si ritenne opportuno anticipare la benedizione degli oli in una celebrazione propria. Le riforme liturgiche del secolo scorso hanno così restituito pieno rilievo alla messa crismale. Il cuore teologico di questa celebrazione è l’unzione di Cristo. Il nome stesso di Cristo significa “unto”, “consacrato”, e la sua consacrazione avviene mediante lo Spirito Santo. Questa unzione spirituale santifica l’umanità di Gesù e lo costituisce mediatore perfetto tra Dio e gli uomini, capace di offrire al Padre il sacrificio della nuova alleanza.
Dall’unzione di Cristo derivano tutte le unzioni della Chiesa. Attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, infatti, anche i fedeli ricevono il dono dello Spirito Santo e diventano figli nel Figlio, partecipando alla vita e alla missione di Cristo come popolo sacerdotale in cammino verso il Regno. In questo contesto si comprende anche il valore simbolico dell’olio. Insieme all’acqua, all’aria e alla luce, l’olio è uno degli elementi fondamentali del creato e richiama i doni di Dio: esso cura, ristora, profuma, dona vigore e gioia. La tradizione biblica e liturgica ha assunto questi significati per esprimere l’azione dello Spirito Santo, che guarisce, illumina, fortifica e consacra il popolo di Dio. La liturgia della benedizione degli oli rende esplicito questo simbolismo e ne manifesta il significato sacramentale.
La messa crismale, quindi, manifesta in modo particolare la centralità dell’unzione di Cristo per la vita della Chiesa: attraverso i sacramenti, la sua vita e la sua missione continuano nel tempo. Per questo la celebrazione è caratterizzata da un clima di solennità e di gioia, segno della grandezza del dono che la Chiesa riceve e celebra.
Don Daniele La Porta
Condirettore dell’Ufficio liturgico diocesano