MARE NOSTRUM. Lì dove i pescatori giocano l’avventura dell’esistenza

Dicembre 21, 2025

Il mare è una metafora della vita che raccoglie sfide e aneliti, speranze e fatiche, frutti e sconfitte, come ben sanno i pescatori che nelle sue acque giocano l’avventura della loro esistenza. È proprio celebrando la Giornata mondiale della pesca lo scorso 22 novembre il mare è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione, coinvolgendo proprio i pescatori che vivono nel mare e del mare. Quest’anno la Giornata, a livello nazionale, per disposizione della Conferenza Episcopale Italiana (con l’Ufficio dell’Apostolato del mare), è stata celebrata a Lipari, nell’arcipelago delle Eolie. Il tema (“Non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”) era un invito ai pescatori e ai marittimi a mantenere salda la fede nonostante le difficoltà cui devono far fronte: precarietà, mancanza di garanzie, lontananza dalla famiglia. Al centro della Giornata, pertanto, era collocata la persona del pescatore con i suoi progetti e le sue criticità, con particolare attenzione alle problematiche che assillano questo comparto della vita sociale, soprattutto per le incertezze del ricambio generazionale e per i pericoli incombenti che, soprattutto nel Mediterraneo, mettono a rischio la vita e il lavoro della gente di mare.

Se da un lato è stata riaffermata l’importanza che il pesce ha in una dieta sana e salutare, dall’altra è stato lamentato il notevole volume di pesce importato, passato nel giro degli ultimi quarant’anni dal 30% al 90%, secondo Coldiretti Pesca. Se nei mari italiani si pescano circa 130 milioni di chilogrammi di pesce all’anno, dall’estero ne arrivano oltre 840 milioni di chilogrammi tra fresco e congelato, ai quali va aggiunto quello trasformato, come gamberetti o cozze sgusciate. Si tratta di un dato preoccupante sotto il profilo economico, perché prelude alla crisi irreversibile, se non alla scomparsa, di un settore decisivo del comparto alimentare, con ripercussioni sul piano culturale, ambientale e relazionale determinate dalla drammatica diminuzione della gente di mare. Ne consegue il venir meno, da un lato, dei custodi del mare, perché questa funzione esercitano i pescatori; e, dall’altro, la scomparsa degli angeli delle acque che, in forza della cosiddetta legge del mare soccorrono quanti si trovano in difficoltà, quale che sia la loro identità, provenienza, attività.

Un aspetto originale e interessante nella ricorrenza di quest’anno a Lipari è stato l’incontro di una numerosa rappresentanza di pescatori eoliani con due capitani di pescherecci della marineria di San Benedetto del Tronto. Il confronto tra due realtà diverse e lontane geograficamente ha evidenziato la comunanza di difficoltà e criticità, aggravate dalla estraneità delle istituzioni, oltre che di una certa opinione pubblica, assolutamente ignare di una realtà che nel passato ha dato un contributo assai significativo alla storia e al benessere del Paese. Il senso di questa Giornata mondiale della pesca, incentrata sulla persona dei pescatori, si può riassumere nelle parole affettuose ed espressive di Papa Francesco nell’udienza ai pescatori italiani il 22 novembre 2024: «il vostro è un lavoro duro, che richiede sacrificio e tenacia, di fronte sia alle sfide di sempre, sia a nuovi urgenti problemi, come il difficile ricambio generazionale, i costi che continuano a crescere, la burocrazia che soffoca, la concorrenza sleale delle grandi multinazionali. Questo però non vi scoraggia, anzi alimenta un’altra caratteristica vostra: l’unità. In mare non si va da soli».

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