Dal 6 al 9 febbraio scorso, insieme, come Direttori e membri delle Commissioni diocesane per le migrazioni, guidati dal vescovo delegato Cesi monsignor Corrado Lorefice e dal coordinatore regionale Santino Tornesi, siamo stati sull’isola di Lampedusa nel segno della condivisione e della fede che sostiene la speranza che da quest’isola si alza come testimonianza forte e incancellabile di carità concreta, di accoglienza evangelica. In quei giorni siamo stati raggiunti da narrazioni di grande umanità, fede e coraggio: ascoltare gli uomini e le donne della Guardia di finanza e della Guardia costiera che escono in mare, in qualsiasi condizione esso sia, per portare in salvo vite umane; ascoltare lampedusani che ci hanno ricordato i momenti più difficili degli sbarchi di migranti nel 2011, il terribile naufragio del 3 ottobre 2013 e nel 2023 con tutto ciò che la forza e il coraggio di una comunità cristiana ha messo in atto; ascoltare i parroci chiamati a farsi strumenti del Vangelo, a essere fratelli compassionevoli.
La malattia che ci colpisce in questo tempo è, come ha detto più volte Papa Francesco, la globalizzazione dell’indifferenza che sceglie sempre più come centro del proprio essere il potere e non l’uomo. Sull’isola c’è chi opera per creare percorsi formativi nelle scuole di ogni ordine e grado incontrando gli studenti grazie al progetto “Il viaggio della vita” sostenuto dalla Fondazione Migrantes. Un gruppo di giovani formati sui temi delle migrazioni entrano nelle scuole e con testimoni, esperienze e narrazioni trattano il tema del viaggio e dell’interculturalità. Gli alunni del Liceo scientifico “E. Majorana” hanno fatto un excursus storico e geografico dell’isola che ci ha aiutato a comprendere meglio le origini e la bellezza di questa terra: un crocevia di popoli, culture e religioni che qui vi hanno trovato riparo e alcuni hanno deciso di rimanerci. La prossimità che ci ha insegnato il popolo di quest’isola dobbiamo portarla nelle nostre Chiese del Mediterraneo attraverso questo segno dei tempi che è la mobilità umana, segno di speranza e non di paura e di invasione. Non possiamo permettere che le migrazioni continuino a essere presentate come un’emergenza, un problema o una questione politica. Dobbiamo lasciarci incontrare da Cristo nella carne di queste persone. Se le rifiutiamo, se le respingiamo o le rinchiudiamo stiamo negando e rifiutando Dio.
Suor Alessandra Martin
Direttrice Ufficio diocesano per le migrazioni e la mobilità umana