Devo dire che la mia vocazione missionaria nasce da piccolo, nel seno di una famiglia semplice e umile di contadini. Nella parrocchia che frequentavo a Marsala la mia catechista mi parlava di monsignor Michele Foderá, marsalese, per tanti anni missionario salesiano in Brasile dove è stato anche Vescovo. Negli anni di frequenza nel Seminario vescovile avevo sempre tra le mani la rivista “Il Piccolo Missionario” e ho fatto parte, sin da subito, del circolo che si occupava di questo argomento. Così ho scritto a un missionario in Mozambico e questo rapporto epistolare ha fatto crescere in me il desiderio di partire. Dopo un’esperienza con i Missionari Comboniani vissuta a 23 anni, ho lasciato la mia terra per l’Ecuador mentre ero ancora giovane studente di Teologia. Posso dire che la missione è la mia vocazione, che non faccio il missionario ma lo sono, fa parte del mio DNA. Sono da 29 anni in Ecuador, intervallati da alcuni anni di servizio pastorale nella Diocesi di Mazara del Vallo. Ho vissuto tra le mangrovie più alte del mondo nella mia amata Limones, nella regione di Esmeraldas sull’Oceano Pacifico e adesso tra le Ande, le montagne più alte nel sud dell’Ecuador.
La missione mi ha fatto crescere e maturare sia nell’essenza della mia persona che nel mio vivere il sacerdozio come dono per gli altri, specialmente i più poveri ed emarginati. Più passano gli anni, più mi rendo conto che il mio bagaglio di esperienze lo devo alla missione; sono stato evangelizzato dai piccoli e dai più umili, dalla loro fede sincera e spontanea, dalla generosità nel condividere il poco o molto che hanno, dalla capacità di lottare per una vita più degna e, soprattutto, dal loro essere comunità fraterna e solidale nell’accoglienza e nell’ospitalità, dove non esistono frontiere e razze. Ventinove anni alla scuola del Vangelo vivente stando con il mio popolo nelle realtà concrete della vita. «Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto», scriveva San Paolo. Ho toccato con mano la solidarietà nei momenti di epidemie come il colera o la malaria, così come nei disastri naturali come il fenomeno del Nino, terremoti o alluvioni in cui la gente ha fatto a gara ad aiutarsi.
La mia gioia è vivere da missionario e non mi pento di questa scelta che farei oggi nuovamente. Il 19 ottobre scorso papa Leone, durante la Giornata missionaria mondiale, ha canonizzato Santa Maria Troncati, una missionaria italiana che è stata 49 anni nella foresta Amazzonica ecuadoriana. Me ne mancano ancora venti per arrivarci. Pregate per me. Grazie per il vostro sostegno e appoggio con la preghiera e con la solidarietà.
don Enzo Amato
missionario in Ecuador
