La comunità parrocchiale Santa Rosalia di Mazara del Vallo si prepara a vivere i festeggiamenti in onore della Santa. Quelli della festa saranno giorni nei quali, grazie al parroco don Antonio Civello, la devozione popolare si intreccerà con la vita della comunità, attraverso la liturgia, la preghiera e momenti di fraternità, per riscoprire insieme una Santa che continua a parlare al cuore della città. Dentro questo clima di festa e di fede si inserisce “Una rosa senza spine”, il musical inedito curato dalla parrocchia. Attraverso il linguaggio del teatro, della musica e della danza, l’opera ripercorre la vicenda umana e spirituale della giovane Rosalia. Il racconto prende avvio dalla peste del 1624, una delle pagine più dolorose della storia di Palermo e della Sicilia. La città è devastata dal contagio e dalla morte, fino a quando vengono ritrovati sul Monte Pellegrino i resti mortali della giovane eremita Rosalia. Il popolo palermitano si affida alla sua intercessione e, mentre le reliquie vengono portate per le vie della città e viene intonato il solenne Te Deum, la peste cessa. Per i palermitani quell’evento viene accolto come un segno straordinario della misericordia di Dio, manifestata attraverso l’intercessione di Rosalia, riconosciuta, per questo miracolo, come Patrona di Palermo.
Da questo momento il musical compie un viaggio a ritroso nel tempo per raccontare la vita di quella ragazza che, secoli prima, aveva scelto una strada radicalmente diversa da quella che il suo mondo le offriva. Rosalia dei Sinibaldi, nobile e ricca, avrebbe potuto vivere tra agi e piaceri del mondo, eppure sceglie di lasciare tutto per amore di Gesù. La sua rinuncia diventa, soprattutto, interiore: imparare a consegnare a Dio la propria volontà, il bisogno di riconoscimento, il desiderio di apparire, di essere applaudita, di avere 1 sposo e dei figli… tutto per un amore più grande. La giovane sceglie il silenzio e il nascondimento e trova nella solitudine della grotta il luogo della sua intimità con Cristo. In quell’incavo della roccia, quasi dentro le ferite aperte del Signore e nel suo costato trafitto, Rosalia cerca di assimilare sempre più profondamente i sentimenti di Gesù.
Il cammino culmina nell’estasi d’amore, e la sua vita terrena si apre alla vita eterna. La storia di Rosalia arriva così fino a noi con una domanda semplice e radicale: «per che cosa vale la pena vivere?». È una domanda particolarmente attuale per le nuove generazioni, spesso immerse nella ricerca di senso, di punti di riferimento saldi, e di un sogno ancora possibile. Rosalia indica la meta e la strada, e offre a quanti la invocano, il coraggio di orientare la propria esistenza verso l’amore, quello vero. Il musical vuole allora raccontare ai giovani che una vita non si misura da quanto riesce ad apparire, ma da ciò per cui sceglie di spendersi. E che anche un desiderio grande può diventare strada quando è accompagnato da perseveranza, fortezza e capacità di donarsi. In fondo, la vita di Rosalia sembra racchiudersi in una certezza: siamo nati per amore, viviamo per amore e troviamo il nostro compimento quando impariamo ad amare davvero.
(ha collaborato suor Marzia Sgarlata)
LEGGI QUI IL PROGRAMMA DELLA FESTA
