L’obiettivo chiaro da quando è arrivato a Maria Ss. della Cava in contrada Ciavolo a Marsala don Marco Laudicina lo sapeva già: «Fare della parrocchia un focolare domestico». Aria di comunità, luogo dove insieme potessero stare giovani e adulti e dove la parrocchia potesse diventare punto di riferimento dell’intera contrada. Da due anni, ossia da quando è parroco, don Marco Laudicina a Maria Ss. della Cava ha lavorato per tessere relazioni, per valorizzare l’identità di queste contrade, mettendo al centro la fede. La sua parrocchia è nella periferia di Marsala e si estende anche nelle contrade Ciavolotto, Digerbato e Scacciaiazzo. Gruppi di case basse, quasi 2.000 abitanti, dove abitano agricoltori e pastori: «qui hanno sempre sentito la lontananza dal centro – racconta don Laudicina – soprattutto per i servizi che non ci sono, perché non c’è uno sportello bancario, postale, manca il supermercato».

In questo contesto la parrocchia è stata sempre punto saldo di riferimento. «Quando sono arrivato qui, appena nominato dal Vescovo monsignor Angelo Giurdanella, mi sono messo in ascolto perché volevo conoscere le realtà presenti. I giovani, le donne, gli uomini impegnati in agricoltura e nella pastorizia, così poi ci siamo messi a camminare insieme».
Quarant’anni, presbitero dal 2018, don Marco Laudicina è stato e continua a essere una guida per l’intera comunità. Nel febbraio 2025 l’apertura del salone parrocchiale dedicato a San Giovanni Paolo II (realizzato con i fondi 8×1000 e con un contributo della Cei) è stato un valore aggiunto per l’intera comunità che si ritrova per qualsiasi iniziativa o appuntamento. È nato il gruppo giovani “Join Us in God”, s’è rinforzato il gruppo “Marta” che mette insieme le donne della contrada in laboratori di dolci e cucina. E ancora sono nati il gruppo “Coop” che raduna gli uomini impegnati nell’organizzazione delle feste e nella cura degli ambienti parrocchiali, e il gruppo “Figli di grazia”, donne che si occupano di uncinetto e maglia. «Tutte attività che, con la vendita dei prodotti realizzati, contribuiscono al sostentamento della parrocchia – racconta don Marco Laudicina – facendo così vivere il senso di appartenenza alla parrocchia come “casa”». Attività che si combinano con gli appuntamenti di fede, dalle celebrazioni all’adorazione eucaristica il venerdì di ogni 15 giorni. Negli ultimi mesi la comunità ha vissuto anche la gioia di organizzare il presepe vivente e la prima festa del pastore: «è servito a rinsaldare relazioni e a rafforzare l’identità di una comunità», ha concluso don Marco Laudicina.
Max Firreri


